Salti Bungee Jumping

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Asiago (VI)

 

 

La storia

La pratica nasce come rituale d'iniziazione nell'Isola di Pentecoste, facente parte dell'arcipelago delle Isole Nuove Ebridi (che attualmente formano la repubblica di Vanuatu), a largo dell'oceano Pacifico. Chi lo pratica al giorno d'oggi invece lo vive come un gioco e si lancia per provare emozioni, "sentire l'adrenalina", sfidare la forza di gravità e superare i propri limiti.

Lo sviluppo decisivo nella direzione del moderno bungee jumping fu merito di tre neozeladesi, A.J. Hackett, Henry Van Asch e Chris Siggelkov, che svilupparono un cavo di gomma apposito e studiarono i metodi di ancoraggio al corpo, al fine di ottenere la massima sicurezza nel salto. Il tuffo dalla Torre Eiffel nel 1987 sancì la nascita effettiva del bungee jumping. Accolto inizialmente con molte perplessità, questo nuovo sport estremo dimostrò in breve un elevato tasso di sicurezza, superando così le diffidenze e conquistando un'ampia base di appassionati.

Nel decennio successivo i luoghi predisposti per il bungee si moltiplicarono in Europa, Australia, Nuova Zelanda e America. Si calcola che negli anni '90 più di un milione di persone in tutto il mondo abbia provato almeno una volta l'ebbrezza del salto nel vuoto. Anche in Italia gli appassionati di brividi estremi possono contare su numerosi centri per il bungee (presente sulla penisola già dai primi anni '90).

L'elastico

Il cordone del bungee jumping, fissato alla piattaforma e alle caviglie del saltatore, è costituito da una piattina (una striscia di venti fili di lattice incollati) passata circa cinquanta volte tra due anelli; una seconda serie di piattine viene poi applicata alla prima, per rinsaldare la corda ottenuta. L'elastico può estendersi fino al 650% della sua lunghezza iniziale, ma viene utilizzato di solito a mezzo carico; nonostante offra una sicurezza pressoché totale per circa 1000 lanci, viene comunque sostituito dopo poco più di 200 salti.

 

 

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